Piumino, i segreti della lavorazione

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Il #piumino si ricava dalle piume pettorali di #uccelli acquatici come anatre e oche. Si tratta di una serie di #fibre intrecciate che creano microscopiche sacche d’aria, in un certo senso funzionano come una muta da sub: il #calore corporeo riscalda l’aria intrappolata che isola il corpo dell’#animale dall’acqua fredda. Le #piume hanno uno stelo centrale da cui si irradiano le fibre, nel piumino lo stelo è più leggero e le fibre sono più fitte.

Il #piumaggio degli uccelli arriva in grossi sacchi all’impianto di lavorazione. Il primo passo è separare il piumino dalle piume, un #aspiratore risucchia tutto in una separatrice con quattro camere ad aria affiancate. Nella prima camera l’aria spinge le piume verso l’alto, le più pesanti restano in basso mentre le più leggere fluttuano fino ad una apertura da cui passano nella camera successiva, qui il processo si ripete, le più leggere passano le altre restano, alla fine resta solo puro piumino. Un aspiratore lo passa in una macchina pulitrice, qui il movimento vorticoso rimuove ogni traccia di sporco dalle fibre, poi il piumino è sottoposto ad un lavaggio a tredici cicli in acqua bollente, il #sapone elimina i #batteri e uno sgrassante libera le sostanze oleose che impregnano le fibre. Nell’ultimo ciclo di risciacquo si applica un trattamento #antibatterico e antifungino, quindi il piumino ruota in una macchina per rimuovere l’acqua e ne esce appena umido, un macchinario automatizzato ne raccoglie piccole quantità e le pone in un essiccatore a vapore. Completato il processo si effettuano test di laboratorio a campione per verificare la #pulizia del prodotto.

Si valuta poi il loft, un termine tecnico che indica la #capacità di contenere aria. Più è alto, maggiore è la capacità isolante. Si misura poi il volume occupato dalle fibre. Se il piumino ha le caratteristiche richieste può essere avviato all’impianto di confezionamento. Una #riempitrice automatica programmabile ne estrae una specifica quantità e la trasferisce in un #serbatoio, il cui contenuto viene espulso in un involucro di tela da piumone. Per distribuire il piumino in maniera uniforme è stato cucito in sezioni separate dette #box. Ogni getto va a riempire un box per volta che tratterrà all’interno la stessa quantità di piumino. La pressione dell’aria lo fa accumulare ad un’estremità, ma si disporrà poi in modo uniforme.

Ogni fila è chiusa momentaneamente al bordo con una #molletta di plastica. Una volta riempite le file il piumone passa al reparto #cucitura, dove si cuciono le estremità aperte e si applicano le etichette con le istruzioni per il #lavaggio. Un #tavolo luminoso consente di vedere il piumino in ogni box, poi si dispone il contenuto uniformemente. L’involucro di #stoffa è di #cotone 100% sottoposto ad un trattamento ad alta pressione, così le fibre sono così fitte da non far filtrare neanche un piumino.

Le #imbottiture con piume normali in fase di preparazione sono sottoposte agli stessi controlli del piumino dopo il lavaggio. Per valutare la pulizia i tecnici mettono un campione di ogni stock in acqua distillata. Prima si agita l’acqua poi vi si aggiunge acido solforico e un composto di potassio. Quindi si analizza il colore del liquido per misurarne il contenuto di ossigeno, se il valore è inferiore a 10 vuol dire che le piume sono pulite. Il processo di imbottitura è analogo a quello del piumino con ugelli più grandi. Le piume comuni sono più pesanti del piumino ed hanno minore capacità isolante, ma sono meno care.