#MCZ, Reflex di Michael Geldmacher: essenziale nell’invisibile

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LA #STUFA REFLEX DI MICHAEL GELDMACHER PER #MCZ: L’ESSENZIALE NELL’INVISIBILE

Nella timeline di MCZ, marchio leader nella #produzione di #stufe e #caminetti, il 2019 verrà indicato come uno dei momenti più rilevanti nella storia dell’#azienda. Pur essendo, nel settore #riscaldamento, uno dei marchi che più si sono distinti per l’attenzione al #design, come testimonia l’iF Design #Award vinto nel 2010, oggi MCZ fa un ulteriore passo avanti in questa direzione, avviando tre collaborazioni con altrettanti personaggi di spicco del design internazionale: Patricia Urquiola, Paola Navone e Michael Geldmacher, che hanno disegnato alcune delle #novità 2019.

Fil rouge delle tre #collaborazioni: i designer non avevano mai lavorato nel settore del fuoco. Hanno deciso di approcciarlo in maniera diversa, a seconda della loro #esperienza e della loro #personalità, ma sempre con l’apertura e la curiosità libera da preconcetti tipiche di chi vive un’esperienza per la prima volta, offrendo punti di vista originali e alternativi. Riguardo i #progetti hanno parlato i diretti #protagonisti, iniziando da Michael Geldmacher insieme ad Andrea Brosolo, Direttore Marketing di MCZ Group.

Come si colloca, all’interno della strategia di MCZ, la decisione di lavorare con designer del calibro di Patricia Urquiola, Paola Navone e Michael Geldmacher?

Andrea Brosolo: Collaborare con designer di grande esperienza nel mondo arredo ci ha permesso di ricollocare il fuoco al centro delle ultime tendenze dell’abitare. Sempre più i consumatori desiderano abitazioni belle da vivere in senso lato, quindi comode,
attente ai consumi, sane e sostenibili. La riscoperta del fuoco domestico si colloca perfettamente in questa linea di tendenza.

Michael Geldmacher ha disegnato una #stufa, Reflex, che rivela una interpretazione poetica e #filosofica del #fuoco. Come avete riconosciuto in Geldmacher il designer adatto a disegnare una stufa per MCZ?

Andrea Brosolo: Avevamo già sentito parlare di Michael perché ha firmato interessanti
progetti con aziende italiane, in particolare con Kristalia, che ha sede non lontano dall’headquarter di MCZ e che conosciamo molto bene. È stato proprio grazie a Kristalia,
che abbiamo avuto il contatto di Michael. Si è dimostrato da subito entusiasta di entrare in un settore completamente nuovo per lui. Ci ha colpito il suo approccio originale e
olistico al #progetto. Prima di formulare la sua proposta, Michael si è totalmente immerso
nel nostro mondo, era curioso di conoscere ogni dettaglio dei prodotti, delle tecnologie e dell’utilizzo quotidiano.

Michael Geldmacher, come è stato entrare per la prima volta nel settore del fuoco?

Michael Geldmacher: Era veramente un mondo nuovo per me, però un mondo pieno di #ispirazioni e di scoperte interessanti. All’inizio di un nuovo progetto, il primo passo è sempre la ricerca, per capire il mondo del cliente, sviluppare un obiettivo, conoscere i competitor, conoscere il mercato, ma soprattutto per trovare un gap, un vuoto da colmare, una possibilità di creare qualcosa di diverso.

Dalla ricerca al progetto…

Michael Geldmacher: All’inizio vedevo le stufe esclusivamente come oggetti estetici, senza pensare al loro lato tecnologico e funzionale. Le prime domande che mi sono posto sono state: come sviluppare qualcosa di nuovo, bello, interessante in un mondo dove tutto sembra già essere stato creato? Come sviluppare qualcosa di valore per un mercato in cui tutto sembra permesso? E, soprattutto, come disegnare una stufa diversa e particolare senza semplicemente travestirla?

Porsi delle domande: è questo un punto di partenza abituale per un progetto?

Michael Geldmacher: Sì, il pensiero è il mio materiale preferito: cerco sempre di affrontare una questione prima concettualmente, poi progettualmente. Pensare fuori dagli schemi, senza allontanarmi troppo da un punto di vista formale: è con questo equilibrio che si ottengono progetti di successo.

Il progetto della stufa Reflex è quindi passato attraverso una fase concettuale e, quasi, filosofica?

Michael Geldmacher: Nel tirare le somme della mia ricerca, mi si è mostrata un’analogia tra la maggior parte delle stufe: qualsiasi forma avesse la stufa, la fiamma rimaneva sempre la stessa. È una questione tecnica: quasi tutte le stufe a #pellet funzionano allo stesso modo e per questo le fiamme sembrano tutte uguali. E allora mi sono chiesto come cambiare il carattere della fiamma senza cambiare la tecnologia, concentrandomi più sull’effetto della fiamma che sulla fiamma stessa. Il riflesso, il chiarore, il barlume della fiamma evocano emozioni forti e promettono calore, socialità e sicurezza: la casa riscaldata durante la notte invernale, la luce calda nel corridoio, la lava e l’acciaio ardente che esprimono il potere elementare del fuoco. O ancora una grotta distante nel cuore della notte: non si vede la grotta, ma il barlume e il riflesso di un fuoco. Mi sono così reso conto che non era il visibile, ma l’invisibile a generare l’emozione e a stimolare la #fantasia.

Come siete poi arrivati alla realizzazione dell’oggetto?

Michael Geldmacher: In una prima fase abbiamo fatto esperimenti astratti per capire la natura del riflesso e dell’ombra per trovare la diffusione della luce più adatta, tanto dal punto di vista emotivo quanto dal punto di vista tecnico. Poi siamo passati a sperimentare con #materiali e #oggetti diversi: macchine del caffè, scolapasta, mestoli forati, griglie di tutti i tipi, fino ad arrivare alle lame, che davano l’effetto migliore. Infine abbiamo realizzato il primo prototipo, una fase che per me è sempre molto emozionante. È la prima volta che le idee si trasformano in realtà, la prima volta che i modelli, i disegni, i rendering ricevono il loro “reality check”. La carta è molto paziente, si dice in tedesco. Le animazioni tridimensionali e Photoshop truccano facilmente e creano l’illusione, mentre l’acciaio, l’#alluminio e tutti i materiali autentici non permettono imprecisioni o fantasticherie. Così noi designer siamo dipendenti dagli specialisti, dagli ingegneri e dalla loro esperienza. Per me è stato un piacere lavorare con eccellenti specialisti, che aiutano a trovare soluzioni per problemi tecnici, ma anche a risolvere domande estetiche. A volte devo veramente lottare per convincere l’ufficio tecnico della necessità dei dettagli, ma con le persone di MCZ c’è stata una sintonia immediata. Una concezione identica tra designer e ingegnere.

Andrea Brosolo: Reflex è nata dopo una lunga serie di #sperimentazioni, che a mio parere rappresentano molto bene il carattere di Michael. Per lui gli esprimenti sono un gioco, che ha coinvolto forme, materiali, colori. Una volta individuata la soluzione migliore, Michael ha lavorato a stretto contatto con i nostri progettisti per finalizzare il prototipo. Il nostro è un prodotto piuttosto tecnico, con molte limitazioni. Le temperature elevate, lo smaltimento dei fumi, il serbatoio pellet e, non ultima, la capacità di scaldare bene frenano non poco la #creatività. Devo dire che tra Michael e i nostri ingegneri si è creata da subito un’ottima sintonia, che ha permesso di superare gli ostacoli e contemporaneamente curare ogni dettaglio estetico.

Come può il design influire positivamente sul mondo in cui viviamo?

Michael Geldmacher: Il design dovrebbe portare un cambiamento nella #società e ha anche il potenziale per farlo. Non però se serve soltanto a nutrire la vanità delle persone e il loro bisogno di differenziarsi. Idealmente la #progettazione dovrebbe essere sempre preceduta dalla consapevolezza dei problemi reali del mondo, come l’inquinamento, lo spreco delle risorse, la mancanza d’istruzione. Una buona istruzione aiuta a prendere decisioni per il bene della società, e noi designer possiamo, con la #creazione di buoni prodotti, dare il nostro contributo all’ istruzione.

Andrea Brosolo: Credo che il design sia la leva più efficace per convincere un pubblico sempre più ampio a scegliere prodotti ecologici, sostenibili ed efficienti dal punto di vista energetico. Un prodotto non può essere “buono” solo perché non consuma energie fossili, la qualità estetica è anch’essa una componente fondamentale di un “buon prodotto”. Pertanto le performance ambientali associate ad un design evoluto e piacevole saranno sempre più il connubio perfetto.