Filati di cotone, i segreti della lavorazione

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Intrecciare fili con fibre di #piante o di #animale risale all’#antichità. Attorno al 500 a.C. in #India nasce il primo #filatoio. Le industrie di oggi sono in possesso di filatoi completamente automatici che si basano sugli stessi principi dell’antico filatoio.

Il filato commerciale a due fili per esempio viene utilizzato nelle #industrie destinandolo a #jeans o #magliette, per produrlo servono grandi quantità di #cotone grezzo. Il cotone proviene da una pianta, per questo alcune #foglie e gambi si mescolano alle fibre di cotone, per rimuoverle la prima macchina passa al di sopra della balla ed elimina uno strato di cotone dello spessore di 5 mm. Quindi, il cotone passa attraverso la macchina di fusione e #pulitura, questa macchina lavora 500 kg di cotone l’ora. Il cotone esce pulito e ammassato ma non ancora completamente pronto successivamente passa nella seconda macchina di pulitura che termina il processo. Successivamente vieni trasferito alla cosiddetta cardatrice dotata di enormi rulli con denti metallici che pettinano le fibre intrecciate allineandone in file parallele. La macchina scarta inoltre le fibre troppo corte per essere trattate.

La fase successiva è la #bobina questo meccanismo trasforma le fibre in un primo filato spesso chiamato “nastro di fibre”. I nastri di fibre vengono inviati alla macchina da stiratura che allinea sei blocchi contemporaneamente e li allunga fino a trasformarli in un altro tipo di filato. In seguito una macchina chiamata banco a fusi allunga questo secondo tipo di filato e lo rende più forte e assottigliato. Questo terzo tipo di filato viene chiamato fibra discontinua, a seconda del tipo di tessuto che si intende produrre può essere sedici volte più sottile del nastro di fibre. Gli operai allungano la fibra discontinua rendendola trenta volte più fina e rafforzandola ulteriormente.

Il #filato è pronto.

Poi viene trasferito da piccole #spole a giganteschi coni di dimensioni industriali. Un metodo di trasferimento sfrutta la #macchina avvolgitrice, che avvolge il filato dalla prima spola al cono. Quindi preleva l’estremo posteriore di un filato e lo unisce con un #nodo all’estremo anteriore del filato della successiva spola, lo avvolge al cono e prosegue unendo le estremità posteriori a quelle anteriori e così via. Quando il #rocchetto è pronto la macchina lo espelle automaticamente. Mente il processo continua il sensore ottico della macchina si occupa di effettuare un controllo di #qualità. Se una parte di filato non soddisfa i requisiti l’avvolgitrice si arresta, taglia la parte in questione, ricollega le estremità e riprende ad avvolgere.

Questa è una rotazione a getto d’aria, un’altro metodo di produrre filato dai nastri di #fibre. Il filato viene avvolto attorno a gigantesche spole conosciute con il nome di rocchetti. Un tubo aspiratore afferra l’estremità anteriore di una spola e la collega a quella posteriore della spola precedente con uno stretto nodo. 50 anni fa prima dell’invenzione di queste macchine completamente automatiche tutti questi nodi dovevano essere fatti a mano. La durata totale del processo è di 48 ore.

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