Daniele #Lago si racconta al Corriere della Sera

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“Nascere in una famiglia tanto numerosa, un’anomalia nell’Italia di oggi, condiziona. Non arrivo a dire che se sono solo soffro di solitudine, ma certo la mia dimensione naturale è con un po’ di casino attorno… Non eravamo una famiglia ricca. Veniamo da Sant’Anna Morosina, frazione di San Giorgio in Bosco, campagna padovana. Il papà aveva un piccolo laboratorio di falegnameria, la mamma gestiva L’Osteria Ai platani, con adiacente gioco bocce. Il bagno in casa l’abbiamo avuto quando ho compiuto dodici anni. Fino ad allora ci si lavava nel mastello, non mi ricordo se fosse di legno. Io e Pio, i due più piccoli, con il freddo andavamo a lavarci in parrocchia, era un benefit che la perpetua ci concedeva in virtù dell’età”.

Con queste parole Daniele Lago, a capo dell’industria di design #LAGO, si è raccontato sulle pagine del #CorrieredellaSera. LAGO progetta e realizza #arredamenti Made in Italy, proponendo #mobili dal #design modulare, adatti non solo a tutte le aree della casa, ma anche a luoghi destinati alla collettività, come hotel, ristoranti, negozi e spazi di lavoro.

“Io penso che non possa esserci il bello se dietro non c’è del buono. Per me il patrimonio genetico che mi hanno trasmesso i genitori e il patrimonio culturale di chi cresce circondato dalle bellezze di Canova e di Palladio sono un tutt’uno. Credo anche che l’impresa abbia bisogno di un forte ancoraggio culturale”, ha aggiunto.

“La famiglia per me è molto importante. Quella di origine e quella mia, che formo con Eleonora e i nostri figli, Pietro e Jacopo, gemelli del 2017. E poi c’è l’azienda. Mischiare le cose è profondamente sbagliato. Nelle inerzie della famigliocrazia italiana è molto difficile innescare dei concetti in cui si afferma il merito, perché la dinamica famigliare ha spesso il sopravvento ed è deleteria. La cultura del paròn non mi appartiene, la trovo una grande ingiustizia, all’egocentrismo del cognome preferisco la personale ambizione. Dieci anni fa in Lago c’eravamo tutti, figli e consorti, mogli e mariti. Un disastro, perché si perdeva di vista l’oggettività delle questioni. Oggi siamo in tre. Io, Franco e Rosanna ci dividiamo il capitale. Poi nel consiglio siedono due manager, Alessandro Ceccon e Stefano Noi. Questa è la Lago. Ci siamo dati un’organizzazione, una struttura. Ecco, forse questa è la cosa più bella che ho fatto in azienda: la risistemazione della governance, l’esserci dati una struttura, aver aperto ai manager e non aver rotto con nessun fratello. Oggi siamo tutti contenti e l’azienda funziona, cresce. Se invece limiti l’azienda alla famiglia, per dirla alla milanese, sei un pirla”, ha detto.

L’#azienda #Lago viene fondata nel 1976 da Giuseppe Lago ma in realtà le sue radici risalgono alla fine dell’Ottocento, con la figura di Policarpo Lago, #ebanista artigiano che svolge la propria attività nelle ville nobiliari venete e nelle chiese veneziane. I figli di Policarpo successivamente estendono la produzione alle camere matrimoniali e a piccole serie di mobili per l’ingresso.

Negli anni ‘80 l’azienda vanta una gamma di arredi che va dalla zona notte alla zona giorno. Nel 2006, giunta alla quarta generazione, diventa S.p.A. e si apre al mercato #internazionale, offrendo anche all’#estero il proprio design modulare e innovativo ed una comunicazione non convenzionale e un forte orientamento al web e al digitale che mantiene tuttora. A dirigerla sono tre fratelli – Daniele Lago, Amministratore Delegato e Head of Design, Franco Lago, Presidente, e Rosanna Lago, Control Manager – affiancati da un team di giovani dirigenti e collaboratori. Lago è presente in oltre 20 Paesi al mondo con oltre 900 negozi selezionati fra cui numerosi store monomarca e più di 150 progetti di hotel, B&B, spazi commerciali, ristoranti, bar e uffici in Italia e all’estero, in città come Roma, Londra, Parigi, Saigon.

“Il laboratorio di papà è il luogo dove tutto è nato, ma oggi siamo diversi. Il lavoro di mio padre ci unisce tutti, anche oggi e infatti la holding che controlla l’azienda porta il suo nome. Poi c’e la mamma, che a 93 anni ci segue ancora. Ma la fabbrica è una cosa nuova, è una casa di 11 mila metri quadrati, dove abbiamo cercato di rispettare la centralità della persona. Adesso ci allarghiamo, perché le cose vanno bene. A febbraio apriremo in adiacenza altri 3.500 metri quadrati, ma tenendo l’uomo al centro. I neuroscienziati hanno stabilito che per noi umani decidono le emozioni. Ecco, la nostra fabbrica deve raccogliere emozioni positive per poterle trasmettere attraverso i nostri prodotti. Altrimenti siamo come gli altri”, ha concluso Daniele.