Acciaio Inossidabile, i segreti della lavorazione

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L’invenzione dell’#acciaio inossidabile risale ai primi anni del Ventesimo secolo. L’ingrediente base è il #cromo che ossidandosi a contatto con l’#ossigeno si deposita sulla superficie. Le #posate realizzate con questo materiale non arrugginiscono e diventano scure. Decisamente un bel vantaggio a tavola.

L’acciaio inossidabile si presenta sempre come nuovo eppure spesso si fa con dei #rottami. Infatti la principale materia prima è proprio l’acciaio riciclato. Così #lavandini, #pentole ed altri oggetti rinascono a nuova vita. Tonnellate di rottami di acciaio finiscono in una #fornace insieme a cromo e leghe di #nichel che lo rendono più resistente e inossidabile. Enormi #elettrodi riscaldano la miscela fino al punto di fusione con effetti a dir poco pirotecnici. Dopo diverse ore il #metallo fuso passa in un #forno di affinazione, dove viene arricchito con #gas di argon e ossigeno. Parte delle impurità evapora, altre vengono in superficie facilitandone la rimozione. Si controlla la #temperatura e si raccolgono campioni per verificare la corretta composizione chimica. Si aggiungono altri rottami per fare volume man mano che gli altri si liquefanno innescando una reazione chimica che alimenta il forno. L’acciaio fuso e ribollente esce ora dal forno e affluisce spinto da questi rulli in un lungo #stampo. Il risultato è un nastro di acciaio lungo 70 metri. Dei cannelli lo tagliano in pezzi più corti detti bramme. Ogni lastra deve riportare un numero identificativo, si usa il #gesso visibile anche sulle superfici roventi. Le #bramme sono sollevate e collocate in un’altra postazione in attesa che riprenda la lavorazione. Dopo questa breve pausa le lastre sono riscaldate per tornare malleabili. Uno strato color ruggine si è accumulato sull’acciaio, ma basta un getto d’acqua sotto pressione per rimuoverlo senza raffreddare il metallo.

Ora la bramma fa avanti e indietro su una macchina a rulli costantemente raffreddati da getti d’acqua. Il movimento fa stendere e assottigliare l’acciaio. Passa così da 70 a 600 metri. La superficie stirata viene spruzzata d’#acqua in modo da raffreddarla, ma resterà abbastanza calda da mantenersi malleabile per essere poi lavorata. La striscia d’acciaio è avvolta strettamente su questo rullo, come carta igienica. Poi, la bobina di acciaio passa in un altro reparto. Qui, è immersa in un bagno di acido bollente che rimuove le scorie formatisi con l’ultima pulitura. In questo #macchinario i #bruciatori scaldano l’acciaio che poi lentamente si raffredda. In questo modo il metallo torna malleabile per ulteriori lavorazioni. Ma l’acciaio viene svolto in una #macchina dove i rulli lo assottigliano fino allo spessore richiesto in base alle specifiche. Facendo l’operazione quando il metallo è freddo lo si rafforza e lo si rende più lucido avvicinando i pori superficiali. Un’ultima pulitura e l’acciaio inossidabile diventa un vero splendore. Il cromo al suo interno si è infatti combinato con l’ossigeno formando una pellicola di #ossido che non lo farà arrugginire. Infine delle lame rotanti smussano i bordi e tagliano l’acciaio alla larghezza richiesta dal #cliente.